Chrome non apre più i link in un nuovo tab: AI Mode li intrappola nella chat di Google
Google apre i siti dentro la chat AI: per i publisher è un disastro silenzioso che nessuno sta fermando.
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Google sta riscrivendo le regole del web senza chiedere il permesso a nessuno. Con le ultime novità di AI Mode su Chrome, i siti web diventano materiale di supporto per la risposta dell’AI , e il traffico organico rischia di scomparire del tutto.
AI Mode e Chrome: il link non porta più fuori dalla chat
Nelle ultime ore Google ha annunciato un aggiornamento di AI Mode che cambia il comportamento dei link su Chrome desktop: cliccando un risultato, la pagina non si apre in un nuovo tab, ma in un pannello laterale affiancato alla chat.
Il Robby Stein, VP di Google Search, ha già pronto il frame rassicurante: “stai ancora visitando il sito, conta come page view”. Tecnicamente vero.
Ma è come dire che stai leggendo un libro mentre qualcuno ti riassume ogni paragrafo ad alta voce , alla fine non vai avanti da solo.
⚠️ Attenzione: Google AI Mode può ora usare tab già aperte, immagini e PDF come contesto per generare risposte sintetiche. Meno clic sui siti originali, meno annunci visti, meno entrate per i publisher.
Il plus menu che trasforma i tuoi tab in dati per l’AI
La novità più sottile , e più pericolosa per l’ecosistema web , è il nuovo plus menu integrato nella new tab page di Chrome e in AI Mode, disponibile sia su desktop che mobile.
Con questo menu puoi selezionare tab già aperti, immagini e PDF e “consegnarli” all’AI come contesto aggregato: Google li legge tutti insieme e produce un’unica risposta sintetizzata, indicando eventuali pagine aggiuntive da consultare. Nella pratica: più siti entrano nell’AI, meno utenti ci arrivano direttamente.
Gli esempi che Google stessa ha citato nel blog post parlano di pianificazione di escursioni basata su siti di viaggi già aperti, o di preparazione agli esami con slide, trascrizioni e paper accademici. Suona utile , e lo è, per l’utente finale.
Per chi quei contenuti li ha prodotti, è un’altra storia.
Non è una novità isolata: su Mente Informatica ho già raccontato come dal 15 giugno Google declassa i siti che bloccano il tasto Indietro, un’altra mossa che ridisegna il rapporto tra motore di ricerca e siti web. La direzione è sempre la stessa: Google decide le regole, i publisher si adattano.
Google non è più un motore di ricerca: è un chatbot con un indice
La trasformazione è ormai strutturale. Google ha smesso di essere un sistema che ti porta sui siti , è diventato un sistema che usa i siti per risponderti senza farti uscire dalla sua interfaccia. Il traffico referral da Google è già in calo da mesi su scala globale, e questa integrazione AI Mode + Chrome accelera il processo.
Per i siti italiani che dipendono da Google come principale fonte di traffico , e sono la stragrande maggioranza , il problema è reale e imminente. Scroll, click approfonditi, esposizione agli annunci: tutto questo diventa meno probabile quando la risposta arriva già confezionata nella barra laterale.
Onestamente, la posizione di Stein , “conta come page view” , mi sembra un modo elegante per non rispondere alla domanda vera: l’utente ha letto il tuo articolo o ha letto il riassunto dell’AI basato sul tuo articolo? Sono due cose profondamente diverse, e solo una genera valore per chi quel contenuto lo ha scritto.
Vale la pena guardare anche l’altro lato della medaglia di Google: su Pixel, l’azienda spinge nella direzione opposta con modelli che girano in locale, come racconto in Sul tuo Pixel c’è un’AI di Google che funziona senza internet. Da un lato chiude il web in una bolla AI, dall’altro porta l’AI offline sui dispositivi.
È una strategia coerente , ma solo per Google.
✅ In sintesi: AI Mode su Chrome apre i siti come pannello laterale alla chat e può aggregare più tab in una risposta unica. Per gli utenti è comodo, per i publisher è un cambio di paradigma che riduce traffico, scroll e visibilità degli annunci.
Stay tech 🦾




