Se hai incontrato la parola “hackathon” in un articolo tech, in un annuncio di lavoro o su LinkedIn e hai pensato “devo scoprire cosa significa” – sei nel posto giusto. E se stai immaginando una stanza di hacker con felpe nere che bucano sistemi informatici, stai immaginando la cosa sbagliata. Un hackathon non ha niente a che fare con gli attacchi informatici. È molto più interessante di così.
Hackathon: la definizione semplice
Un hackathon è una maratona creativa a tempo in cui team di persone si riuniscono per costruire qualcosa – un prototipo, un’app, una soluzione a un problema – nel giro di poche ore o qualche giorno. Il nome unisce hack (nel senso di programmazione creativa e sperimentale, non di attacco informatico) e marathon (maratona). Il risultato è esattamente quello che sembra: una gara di resistenza creativa, con l’orologio che gira.
La durata tipica è tra le 24 e le 48 ore, anche se esistono hackathon più corti (6-8 ore) e più lunghi (fino a una settimana). I partecipanti si dividono in team, ricevono un tema o un problema da risolvere, e alla fine presentano quello che hanno costruito a una giuria. Spesso ci sono premi – in denaro, in servizi, o in visibilità con le aziende che organizzano l’evento.
Da dove viene e perché è nato nel 1999
Il primo hackathon della storia si è tenuto il 4 giugno 1999 a Calgary, in Canada. Dieci sviluppatori si sono riuniti per tre giorni con un obiettivo preciso: rendere più sicuro il sistema operativo OpenBSD. Nessun premio, nessuna giuria – solo un problema reale da risolvere in poco tempo. Il nome “hackathon” è stato usato per la prima volta proprio in quell’occasione.
Pochi giorni dopo, tra il 15 e il 19 giugno dello stesso anno, alla conferenza JavaOne, un certo John Gage ha organizzato una sfida per far comunicare il palmare Palm V con altri dispositivi. Anche quell’evento è stato ribattezzato “hackathon”. Curiosamente, i due gruppi non si conoscevano e non avevano avuto alcun contatto – il formato è nato in parallelo, quasi per caso.
Da lì il formato si è diffuso a macchia d’olio. Oggi Google, Meta, Microsoft e praticamente tutte le grandi tech company organizzano hackathon interni o aperti al pubblico con regolarità.
Cosa è uscito dagli hackathon: prodotti che usi ogni giorno
Questa è la parte che di solito sorprende. Alcune funzionalità che usi quotidianamente sono nate in un hackathon:
| 💡 | La chat di Facebook La messaggistica in tempo reale di Facebook è nata durante uno degli hackathon interni di Meta (allora Facebook). Un team ha costruito il prototipo in una notte. |
| 💡 | Il tasto Like di Facebook Anche il pulsante Like – forse il pulsante più cliccato della storia di internet – è nato da un hackathon interno. L’idea originale si chiamava “Awesome” button. |
| 💡 | Gmail Google ha una cultura hackathon molto radicata. Gmail nasce dal lavoro di Paul Buchheit durante un progetto interno autonomo (il cosiddetto “20% time”), strutturato in modo molto simile a un hackathon. |
| 💡 | GroupMe L’app di messaggistica di gruppo GroupMe – oggi parte di Microsoft Teams – è stata costruita letteralmente in un hackathon nel 2010 e acquisita da Skype pochi mesi dopo per 85 milioni di dollari. |
Il punto non è che ogni hackathon produce un prodotto miliardario – quasi nessuno lo fa. Il punto è che il formato “tempo limitato + team eterogeneo + problema reale” produce spesso idee che mesi di riunioni non avrebbero prodotto.
Come funziona un hackathon: la giornata tipo

La struttura varia da evento a evento, ma il flusso generale è abbastanza standard.
Apertura e formazione dei team
L’evento inizia con una presentazione degli organizzatori: tema, regole, tempi, premi. Se non arrivi già con un team formato, questa è la fase in cui si fanno le presentazioni e ci si raggruppa per competenze e interessi. I team sono di solito da 3 a 5 persone.
Il problema (o la challenge)
Il tema centrale può essere rivelato all’inizio dell’evento oppure comunicato in anticipo, dipende dal formato. Può essere molto specifico (“costruite un’app per ridurre lo spreco alimentare nei ristoranti”) o più aperto (“innovazione nella mobilità urbana”). Il team analizza il problema, brainstorma idee, sceglie una direzione e inizia a costruire.
Il lavoro: 24-48 ore (o più)
Qui si passa alla fase operativa. Di solito c’è catering continuo – pizza, energy drink, caffè a volontà – perché molti hackathon prevedono lavoro notturno. Non tutti i team dormono: dipende dalla durata e dalla competitività dell’evento. Durante questa fase ci sono spesso mentor disponibili per dare consigli tecnici o di prodotto.
Il pitch finale
Alla fine i team presentano il loro lavoro a una giuria. Questa presentazione si chiama pitch – lo stesso termine usato dalle startup davanti agli investitori. Di solito durano 3-5 minuti per team, seguiti da domande della giuria. Vince chi ha costruito la soluzione più convincente, originale o tecnicamente solida.
Un hackathon è solo per programmatori?
No, e questo è il punto che quasi nessuno spiega bene. Un hackathon competitivo orientato allo sviluppo software ha certamente bisogno di sviluppatori, ma ha bisogno anche di altre figure:
- Designer UX/UI: qualcuno deve rendere il prodotto usabile e visivamente coerente.
- Product manager: qualcuno deve decidere quali funzionalità costruire e in quale ordine, tenendo conto del tempo a disposizione.
- Esperti di dominio: se il tema è medico, ambientale o legale, avere qualcuno che conosce il settore vale più di mille righe di codice.
- Comunicatori: qualcuno deve preparare e presentare il pitch finale. Un’idea brillante presentata male perde.
Esistono poi hackathon tematici che non hanno nulla a che fare con il software: hackathon sulla sostenibilità, sull’innovazione sociale, sul design, sulla pubblica amministrazione. In quei contesti le competenze tecniche sono spesso secondarie rispetto alla capacità di analisi del problema e di costruzione di una proposta concreta.
Cosa si vince (e cosa si guadagna davvero)
I premi variano moltissimo. Gli hackathon organizzati da grandi aziende tech possono avere montepremi di migliaia di euro, accesso a programmi di accelerazione, o mentoring da parte di professionisti di settore. Gli hackathon universitari o no-profit di solito offrono premi simbolici o visibilità.
Ma il valore reale di un hackathon, per chi partecipa, è raramente il premio in sé. È il networking – conoscere persone con competenze diverse dalle tue in un contesto ad alta intensità crea legami professionali molto più solidi di una conferenza tradizionale. È la possibilità di aggiungere al curriculum un’esperienza concreta di lavoro in team sotto pressione. È il portfolio: se costruisci qualcosa di funzionante in 24 ore, hai qualcosa da mostrare.
Per gli studenti e i junior, un hackathon è anche un modo per farsi notare da aziende che partecipano come sponsor o giurati. Non è raro che le persone vengano contattate per opportunità lavorative direttamente da un hackathon.
Come trovare un hackathon in Italia
Il modo più semplice è cercare su Eventbrite o su Devpost, la piattaforma più usata al mondo per gli hackathon tech. Su Devpost si trovano sia eventi in presenza che online, filtrabili per tema e per località.
In Italia gli hackathon sono ancora meno diffusi rispetto al mondo anglosassone, ma la situazione sta migliorando. Le università politecniche organizzano hackathon studenteschi con una certa regolarità. Le pubbliche amministrazioni – dal MIUR ai comuni – hanno iniziato a usare il formato per raccogliere idee su temi specifici. Un esempio è lo SmartHack di Pavia, uno degli hackathon locali che ha contribuito a portare il formato anche fuori dalle grandi città. Le grandi aziende tech con presenza italiana (Google, Microsoft, Amazon) organizzano eventi periodici.
Ha senso partecipare a un hackathon se sei alle prime armi?
Sì. E questo è forse il consiglio più controintuitivo di tutto l’articolo. Gli hackathon hanno una reputazione da evento per esperti, ma la realtà è che la maggior parte degli organizzatori vuole team eterogenei – e un junior entusiasta con voglia di imparare è spesso più utile di un senior annoiato che fa il minimo.
La cosa peggiore che può succedere è che costruisci qualcosa, non vinci, e torni a casa con nuove connessioni e una storia da raccontare. Non è esattamente una sconfitta.
Stay tech 🦾

