Software e App

Google copia AirDrop senza chiedere il permesso ad Apple

Google porta AirDrop su Android: ora funziona anche su Oppo e Vivo, non solo Pixel e Samsung.
Giorgio Perillo
✅ Verificato
Mente Informatica su Telegram. Mente Informatica su Telegram. Offerte Amazon in tempo reale e notizie tech selezionate ogni giorno.
Unisciti
Giorgio Perillo
Giornalista, giurista e fondatore di Mente Informatica. Dal 2015 analizzo il mondo tech incrociando dati tecnici, fonti primarie e indagini indipendenti.
Chi sono →
Indice dei contenuti

    Google ha costruito una funzione di trasferimento file compatibile con AirDrop di Apple, e questa settimana è arrivata su altri due smartphone Android: l’Oppo Find X9 Ultra e il Vivo X300 Ultra possono ora scambiare file direttamente con iPhone e Mac tramite Quick Share.

    AirDrop su Android: cosa sta succedendo davvero

    La funzione si chiama AirDrop over Quick Share e Google l’ha costruita praticamente senza coinvolgere Apple. Il trasferimento funziona esattamente come ci si aspetta: basta impostare l’iPhone vicino in modalità “Everyone” e il Find X9 Ultra lo vede, ci si connette e scambia file in entrambe le direzioni.

    📬Leggo io (tutto) al posto tuo.
    Seleziono, analizzo e commento le notizie più importanti della settimana. 5 minuti di lettura, zero fuffa.
    🔒 Privacy rispettata. Privacy policy

    Il debutto era avvenuto sui Pixel 10, poi Google aveva esteso il supporto a Pixel 9, Galaxy S26 e, nelle ultime settimane, a più dispositivi Samsung tramite il programma beta One UI 8.5. Adesso arrivano Oppo e Vivo.

    📌 Da sapere: Oppo stava anticipando questa funzione già al lancio del Find X9 Ultra. Su Vivo X300 Ultra invece è arrivata in silenzio, senza nessun annuncio ufficiale da parte di Vivo.

    Come ci siamo arrivati: la storia di Quick Share

    Quick Share non nasce dall’oggi al domani. Google e Samsung lo hanno co-sviluppato fondendo Nearby Share (Google) e Quick Share (Samsung) in un unico standard, con l’accordo annunciato a gennaio 2024 e il rollout completato entro l’estate dello stesso anno.

    Prima di AirDrop over Quick Share, il trasferimento cross-platform tra Android e iPhone era un problema irrisolto da anni: l’unica alternativa pratica era affidarsi ad app di terze parti come Snapdrop (browser-based, scomodo) o SHAREit (efficace ma con un track record discutibile sulla privacy). Google ha chiuso quel vuoto sfruttando il protocollo AWDL di Apple, lo stesso usato da AirDrop, che è aperto abbastanza da essere letto da dispositivi non Apple se si implementa correttamente lo stack Bonjour e BLE sottostante.

    Perché questa espansione cambia le cose

    Fino a poco fa, AirDrop over Quick Share era un vantaggio esclusivo di chi comprava Pixel o Galaxy. Adesso che Oppo e Vivo entrano nella lista, il quadro è completamente diverso: siamo di fronte a una funzione destinata a diventare standard su Android, non più una peculiarità di pochi brand.

    Il dettaglio che mi colpisce di più è la strategia di Google: ha espanso il supporto con molta cautela, partendo dai propri dispositivi. Muoversi piano era intelligente, visto che tecnicamente si tratta di una funzione costruita sfruttando il protocollo Apple senza un accordo esplicito con Cupertino.

    Ora che il meccanismo è rodato, l’allargamento ad altri produttori è quasi inevitabile.

    ⚠️ Attenzione: In Italia Oppo Find X9 Ultra e Vivo X300 Ultra hanno una distribuzione ancora limitata. Se hai un Pixel 9 o un Galaxy S26, la funzione è già disponibile per te da alcune settimane.

    Dove andrà questa funzione nei prossimi mesi

    💡 L’analisi: Con Oppo e Vivo dentro, i produttori Android rimasti fuori , OnePlus, Motorola, Honor, Xiaomi , inizieranno a spingere per il supporto entro fine 2026. Google ha già aperto i cancelli, il resto è solo una questione di tempi di aggiornamento.

    La cosa interessante è che Apple non ha detto niente. Non ha bloccato, non ha reagito ufficialmente.

    O non può farlo tecnicamente, o ha deciso di non combattere su questo fronte. In entrambi i casi, è una posizione insolita per un’azienda che normalmente difende il proprio ecosistema in modo molto aggressivo.

    C’è però uno scenario che tengo d’occhio: se Apple decidesse di modificare il protocollo AWDL in una futura versione di iOS per rompere la compatibilità, Google si troverebbe a dover inseguire ogni aggiornamento. Non è fantascienza, è esattamente quello che Apple ha fatto con l’autenticazione Lightning quando i produttori di terze parti cercavano di bypassarla.

    Se ti interessa capire come Android gestisce lo scambio di dati e la connettività, ho scritto delle note tecniche su come funziona l’Hybrid inference Android con Gemini Nano , il motore che Google sta usando per rendere i dispositivi Android sempre più autonomi e integrati. Il quadro generale sta cambiando velocemente.

    La mia impressione netta è che tra un anno guardare indietro a questa storia ci sembrerà ovvio: AirDrop su Android era la mossa che mancava, e Google l’ha fatta con una pazienza che non le è tipica.

    Stay tech 🦾

    Ti è piaciuto il post?
    Ti è piaciuto? Ti è piaciuto? Seguici su Telegram per non perdere le prossime uscite e le migliori offerte Amazon.
    Seguici